Uva da vino: più fertilità, più produttività e più sapore con Bio Vegetal

“Il modo in cui fertilizziamo il vigneto non ha effetti solo sulle piante e sui frutti ma anche sul sapore del vino”. Questa è una delle frasi pronunciate dal ricercatore del CREA-VE, Luigi Tarricone, in occasione dell’incontro “A tutto campo”, dedicato all’uva da vino.

Dal 2016 al 2022, il ricercatore ha sperimentato gli effetti dell’utilizzo di Bio Vegetal sui vitigni Chardonnay e Nero di Troia (con tesi a confronto), insieme al team “Ricerca e Sviluppo” di Tersan Puglia.

I risultati sono stati illustrati, il 10 marzo, davanti a un ristretto numero di viticultori, selezionati per la qualità e per la sostenibilità della loro filiera produttiva. Tra i temi trattati, anche gli effetti del cambiamento climatico sui suoli a rischio desertificazione, come quelli pugliesi.

Il riscaldamento climatico sulla coltivazione della vite provoca:

  • anticipo e riduzione della durata delle fasi fenologiche​
  • riduzione dell’acidità titolabile delle uve e aumento del pH, riduzione del contenuto di antociani e aromi​
  • mancato equilibrio tra maturazione tecnologica e fenolica​
  • incremento dei danni da scottatura su acini e apparato fogliare su forme di allevamento a sviluppo verticale della chioma (controspalliera)​
  • riduzione della produzione per pianta 
  • riduzione del contenuto di sostanza organica nei suoli

Lo studio sul Nero di Troia

La ricerca ha messo a confronto diversi livelli di fertilizzazione:

  • testimone non concimato (T);​
  • dose 1 con apporto di Bio Vegetal di 0,500 kg/vite, pari a una dose media di 2,1 t/ettaro;​
  • dose 2 con apporto di Bio Vegetal di 0,75 kg/vite, pari a una dose di 3,3 t/ettaro;​
  • dose 3 con apporto di Bio Vegetal di 1 kg/vite, pari a una dose di 4,3 t/ettaro.​

È stato adottato uno schema sperimentale a blocco randomizzato, con quattro ripetizioni per tesi. La concimazione è stata effettuata in data 14 gennaio 2016. ​

Nero di troia: tesi test, D1, D2 e D3 a confronto.

A fine sperimentazione, sono stati riscontrati i seguenti benefici legati all’utilizzo di Bio Vegetal:

  • maggiore crescita del tralcio principale, con evidenti ripercussioni sulla formazione della struttura delle viti al momento della potatura invernale;
  • la diversità di crescita tra le tesi sembra strettamente correlata agli effetti della sostanza organica sulla fertilità biologica del suolo, con azioni sui microrganismi della rizosfera e sulla capacità dell’apparato radicale di utilizzare i nutrienti.

Lo studio sullo Chardonnay

La ricerca ha messo a confronto diversi livelli di fertilizzazione:

  • testimone non concimato (T);​
  • dose 1 con apporto di Bio Vegetal di 1 kg/vite, pari a una dose di 4,3 t/ettaro (86 kg N ha-1);​
  • dose 2 con apporto di Bio Vegetal di 1,5 kg/vite, pari a una dose di 6,56 t/ettaro (131 kg N ha-1).​

È stato adottato uno schema sperimentale a blocco randomizzato, con tre ripetizioni per tesi.

Chardonnay: dose doppia vs test non concimato

“Anche su questa cultivar – ha sottolineato Tarricone – i dati hanno evidenziato una maggiore fertilità del germoglio che ha consentito, nella tesi a dose doppia, di ottenere una resa per vite maggiore, non a discapito dei parametri compositivi del mosto”

La ricerca ha mostrato, inoltre, un migliore indice di Ravaz durante la potatura invernale, espressione di un migliore equilibrio vegeto-produttivo.

Tarricone ha aggiunto poi che “in relazione al cambiamento climatico e alle variazioni nel regime termo-pluviometrico, si ritiene fondamentale l’apporto di Bio Vegetal per aumentare la resilienza della coltivazione di uva da vino in ambienti caldo-aridi.”

Infine, stimolato dalle domande degli agricoltori, Tarricone ha affermato che la fertilizzazione organica enfatizza i sapori e i profumi del vino, in termini di varietà e intensità.